01/09/2016 – Artigianato digitale, contributi alle reti di imprese

Con il Decreto 21 giugno 2016 il Ministero dello Sviluppo Economico ha modificato la normativa per la concessione degli incentivi finalizzati a promuovere attività innovative nell’ambito dell’artigianato digitale e della manifattura sostenibile. L’obiettivo del Mise è di agevolare le aggregazioni di imprese riunitesi attraverso forme aggregative (Reti, Ati ecc.). Tra le principali novità del nuovo decreto Mise, l’abbassamento da 1.400.000 a 800.000 del tetto massimo di spesa finanziabile e l’esclusione di alcune voci di spesa da novero dei costi ammessi alle agevolazioni (come gli oneri finanziari, le opere murarie, i canoni di affitto dei locali). Tuttavia, di contro, il Mise ha migliorato alcune disposizioni rispetto al decreto del 17 febbraio 2015, come la restituzione da parte del beneficiario del 50% della sovvenzione ottenuta (precedentemente era dell’85%), la «trasformazione» del 20% della stessa sovvenzione in contributo in conto impianti e/o gestione e la diminuzione del numero minimo di imprese partecipanti all’aggregazione (da 15 a 5). Resta fermo quanto previsto dal decreto del 2015 per i programmi di investimento comune (di rete, ati ecc.) che dovranno tendere: allo sviluppo di attività innovative al fine di operare su manifattura sostenibile e artigianato digitale; alla promozione, ricerca e sviluppo di software e hardware; all’ideazione di modelli di attività di vendita non convenzionali e forme di collaborazione tra tali realtà produttive. Possono accedere alle agevolazioni le imprese formalmente riunite, in numero almeno pari a cinque, in associazione temporanea di imprese (Ati), in raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) o ancora in rete di imprese. I progetti dovranno, inoltre, prevedere spese ammissibili non inferiori a 100 mila euro e non superiori a 800mila euro, nonché una consistenza del fondo patrimoniale comune almeno pari al 30 per cento dell’importo di spesa del programma proposto. I programmi dovranno: essere avviati dopo la presentazione della domanda e comunque non oltre i 60 giorni successivi alla data di ricezione del provvedimento di concessione; prevedere una durata non inferiore a 24 mesi e non superiore a 36 mesi dalla data di ricezione del decreto di concessione; prevedere forme di collaborazione con università, istituzioni scolastiche autonome, istituti di ricerca pubblici ed enti autonomi con funzioni di rappresentanza del tessuto produttivo; essere localizzati sul territorio nazionale. Le agevolazioni sono concesse, nel rispetto dei limiti previsti dal regolamento de minimis, in forma di sovvenzione parzialmente rimborsabile per una percentuale pari al 70 per cento delle spese ammissibili. Il beneficiario dovrà garantire, per la quota non coperta dall’agevolazione l’apporto di un contributo finanziario, attraverso risorse proprie o mediante finanziamento esterno. I termini e le modalità per la presentazione delle domande saranno definiti con successivo decreto direttoriale.