05/12/2014 – Servizi sanitari, sociali e alla persona: i settori col più alto potenziale occupazionale

Nei servizi sanitari, sociali e di cura sarà possibile creare 500 mila nuovi occupati fino al 2020. La previsione è contenuta nel Rapporto presentato da Italia Lavoro sui cosiddetti “white jobs”, un settore che attualmente conta 2,5 milioni di occupati e che produce 98 miliardi di valore aggiunto, pari al 7% del prodotto complessivo del Paese. L’aumento è legato all’invecchiamento della popolazione – si legge nel Rapporto- che genera una domanda crescente di servizi sanitari, sociali e personali, e alla maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, che determina la necessità di acquistare i servizi sostitutivi del lavoro domestico. “Non stupisce che a fronte di queste rapide trasformazioni demografiche – spiega Paolo Reboani, presidente e amministratore delegato di Italia Lavoro – i white jobs abbiano un peso sempre più importante nel mercato del lavoro italiano e che i settori dei servizi sanitari, sociali e alla persona registrino una crescita del 70% rispetto al 2000. Sono settori nei quali prevale – ricorda – un’occupazione stabile, dal momento che i lavoratori dipendenti sono in larga maggioranza (89%) e il 91% di loro è assunto con contratto a tempo indeterminato. Non si può non osservare che la sostenibilità del sistema si regge anche su quasi un milione di volontari che prestano la loro opera gratuitamente soprattutto nelle istituzioni non profit”.
Dal Rapporto di Italia Lavoro emerge che nei white jobs sono coinvolte le professioni più qualificate come quelle dei medici e degli operatori dei servizi sanitari e sociali ma anche quelle degli addetti ai servizi domestici e alla persona, in particolare gli operatori dei servizi per la cura dell’infanzia e delle persone anziane non autosufficienti. Il livello d’istruzione di questi lavoratori è nettamente superiore a quello complessivo, dal momento che solo un quarto ha conseguito al massimo la licenza media, il 39% è diplomato e il 35% ha la laurea. Nei settori dei servizi sanitari e di cura operano imprese, prevalentemente piccole, liberi professionisti, istituzioni pubbliche e non profit, ma anche famiglie come datori di lavoro domestico. Il presidente Reboani ricorda la proposta di voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia “presentata da parlamentari di molti gruppi politici, la cui sperimentazione è prevista dal governo nelle linee guida per la riforma del Terzo settore, come strumento d’infrastrutturazione del ‘secondo welfare’ e per ‘valorizzare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione insito nell’economia sociale. La proposta punta a favorire – precisa – la costruzione di un sistema di servizi alla persona e alla famiglia di qualità e con costi sostenibili che faciliti la conciliazione tra vita privata e lavoro, al fine di contribuire alla crescita dell’occupazione femminile. L’obiettivo è anche quello di rendere sostenibile un moderno sistema di welfare aziendale, familiare e pubblico a favore dell’infanzia e delle persone non autosufficienti basato sul principio della sussidiarietà, che mobiliti risorse anche private.