18/03/2015 – Prospettive occupazionali, in aumento le opportunità nel settore sociosanitario

L’occupazione nel settore dei servizi rimarrà la più dinamica in termini di creazione di posti di lavoro durante i prossimi cinque anni. È quanto si legge nel Rapporto sulle Prospettive occupazionali e sociali nel mondo – Tendenze 2015, pubblicato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere i diritti dei lavoratori, migliorandone le condizioni e la sicurezza a livello globale. Sarà il settore terziario a testimoniare la crescita più consistente dal punto di vista occupazionale, con un terzo della manodopera globale impiegato nell’erogazione privata di servizi. Altro importante giacimento di nuovi posti di lavoro saranno i servizi pubblici della sanità, dell’educazione e dell’amministrazione, rappresentando il 12 per cento dell’occupazione totale. Al contrario, si attende una sensibile riduzione del tasso di occupazione negli impianti industriali delle economie avanzate, che dovrebbe stabilizzarsi leggermente sotto il 22 per cento. Ciò è dovuto alla diminuzione della creazione di posti di lavoro nel settore delle costruzioni rispetto al periodo 2010-2013. Nessuna crescita per il settore manifatturiero, stabile al 12% dell’occupazione globale nel 2019. Al tempo stesso, si registra un aumento sia dei lavori poco qualificati non di routine – come il personale di sicurezza e alcuni assistenti sanitari – sia dei lavori intellettuali altamente qualificati e non di routine – come gli avvocati e gli ingeneri informatici. Aumenta anche la domanda per lavori che richiedono una interazione diretta, come la sanità e le cure alla persona. Questa tendenza segnala l’emergenza di una ampia economia delle cure. Lo spostamento dell’occupazione verso il settore servizi e il declino del settore manifatturiero implica un cambiamento nella domanda delle qualifiche professionali. Le persone che prima occupavano lavori altamente qualificati dovranno acquisire nuove competenze oppure dovranno affrontare la prospettiva di competere per lavori ad un livello più basso della scala delle qualifiche. Il rapporto individua nella rivoluzione tecnologica la causa principale della riduzione del numero di posti di lavoro nella fascia intermedia della scala delle qualifiche, dal momento che consente di automatizzare le mansioni di routine. Al tempo stesso, le innovazioni digitali producono dei cambiamenti nelle catene e nelle reti di approvvigionamento globali, comportando la rilocalizzazione dei posti di lavoro. Si assiste così ad una dicotomizzazione del mercato del lavoro: da una parte i lavori di bassa manovalanza, ovvero carpentieri, meccanici, idraulici, e simili, dall’altra le professioni altamente qualificate, che verranno potenziate, piuttosto che annientate dalle tecnologie. Saranno, invece, sempre più in pericolo i lavori impiegatizi intermedi: i contabili, i mestieri legati ai trasporti, alla meccanica, al mondo delle costruzioni.